Medicina
 

Sensazione generale di disagio, con senso di gonfiore alle mani.

giannimorlacchi@gmail.com 13 Feb 2017 08:05
Buongiorno.
Da un po' di tempo a questa parte, da circa due anni, subisco un fenomeno
strano.


Mi assale, senza preavviso, una sensazione di disagio generale. Mi pare di
respirare al alta quota, oppure (non ridete) mi pare di aver mangiato una di
quelle caramelle forti, che ti fanno respirare strano. Contemporaneamente sento
come un senso di oppressione al petto, e mi pare che le mani diventino gonfie e
pesanti.
La crisi dura al massimo 30 secondi. Poi scompare completamente.
Mi succede una / due volte la settimana, senza correlazione con ciò che sto
facendo.
Il mio medico curante ha sospettato un reflusso esofageo. Ho fatto l'esame, ma
pare che non sia così.
Non è una cosa insopportabile, ma mi piacerebbe capire la causa di queste
sensazioni.
Chiedo qualche parere.
Grazie

(maschio, 60 anni, nessuna malattia, se non ipertrofia prostatica, sotto
controllo )
Jamie 13 Feb 2017 13:41
On 13/02/2017 08:05, giannimorlacchi@gmail.com wrote:
> Buongiorno.
> Da un po' di tempo a questa parte, da circa due anni, subisco un fenomeno
strano.
>
>
> Mi assale, senza preavviso, una sensazione di disagio generale. Mi pare di
respirare al alta quota, oppure (non ridete) mi pare di aver mangiato una di
quelle caramelle forti, che ti fanno respirare strano. Contemporaneamente sento
come un senso di oppressione al petto, e mi pare che le mani diventino gonfie e
pesanti.
> La crisi dura al massimo 30 secondi. Poi scompare completamente.
> Mi succede una / due volte la settimana, senza correlazione con ciò che sto
facendo.
> Il mio medico curante ha sospettato un reflusso esofageo. Ho fatto l'esame, ma
pare che non sia così.
> Non è una cosa insopportabile, ma mi piacerebbe capire la causa di queste
sensazioni.
> Chiedo qualche parere.
> Grazie
>
> (maschio, 60 anni, nessuna malattia, se non ipertrofia prostatica, sotto
controllo )
>
Premetto che non sono un medico ma vista l'età e la sintomatologia io
valuterei anche una visita dal car*****logo. "Mi pare che le mani
diventino gonfie e pensati", mi pare significa che potrebbe essere solo
una tua sensazione?
giannimorlacchi@gmail.com 14 Feb 2017 09:29
> Premetto che non sono un medico ma vista l'età e la sintomatologia io
> valuterei anche una visita dal car*****logo. "Mi pare che le mani
> diventino gonfie e pensati", mi pare significa che potrebbe essere solo
> una tua sensazione?


E' sicuramente solo una sensazione. A guardarle, le mani non presentano
alterazioni. Ho fatto una visita car*****logica per la palestra, un anno fa.
Tutto era a posto.
I valori del sangue sono tutti entro i limiti, eccetto il colesterolo, che
eccede il limite, ma non di molto.

Mi è successo anche ieri, in palestra, mentre facevo qualche esercizio alla
bicicletta. Sensazione come di ******* chiusa, dolore al petto, spalle come
bloccate, mani con formicolio, sensazione come quando si respira aria fredda
gelata. Mi sono fermato e ho fatto due passi.
Mezzo minuto di crisi. Poi riduzione del disagio, e passato tutto.
Jamie 14 Feb 2017 15:27
On 14/02/2017 09:29, giannimorlacchi@gmail.com wrote:

>
> E' sicuramente solo una sensazione. A guardarle, le mani non presentano
alterazioni. Ho fatto una visita car*****logica per la palestra, un anno fa.
Tutto era a posto.
> I valori del sangue sono tutti entro i limiti, eccetto il colesterolo, che
eccede il limite, ma non di molto.
>
> Mi è successo anche ieri, in palestra, mentre facevo qualche esercizio alla
bicicletta. Sensazione come di ******* chiusa, dolore al petto, spalle come
bloccate, mani con formicolio, sensazione come quando si respira aria fredda
gelata. Mi sono fermato e ho fatto due passi.
> Mezzo minuto di crisi. Poi riduzione del disagio, e passato tutto.
>

Potrebbero essere anche degli attacchi di panico. Stavi pensando a
qualcosa di spiacevole quando è successo, o qualcosa ti causava disagio?
Gianfranco 14 Feb 2017 16:56
On Tue, 14 Feb 2017 15:27:39 +0100, Jamie wrote:

Ciao,


> Potrebbero essere anche degli attacchi di panico. Stavi pensando a
> qualcosa di spiacevole quando è successo, o qualcosa ti causava
> disagio?

Nel caso fossero attacchi di panico, e potrebbero esserlo almeno in
forma "frusta", non e' necessario che l'OP stesse pensando e/o vivendo
situazioni di disagio, spesso (e talvolta preferenzialmente) avvengono
in pieno benessere e in condizioni di assoluto relax.

Un controllo specialistico in questo senso, specialmente nel caso gli
altri non trovino nessuna causa evidente, non sarebbe assolutamente da
scartare.

Un saluto,


--
Gianfranco Bertozzi
giannimorlacchi@gmail.com 14 Feb 2017 21:02
> Un controllo specialistico in questo senso, specialmente nel caso gli
> altri non trovino nessuna causa evidente, non sarebbe assolutamente da
> scartare.
>
> Gianfranco Bertozzi

Grazie Giancarlo.
Ma che intendi per "controllo"?
Esiste un panicometro?
Francesco Da Riva 15 Feb 2017 10:30
Il giorno martedì 14 febbraio 2017 21:15:01 UTC+1, giannim...@gmail.com ha
scritto:
> Esiste un panicometro?


Si è un interessante strumento di forma antropomorfa con, almeno, una laurea in
medicina ed una specializzazione in psichiatria: si chiama Psichiatra.


Ti garantisco che non morde, spesso è pure simpatico e sa quasi sempre
risolvere diagnosticare e risolvere i problemi di sua compentenza tra cui il
Disturbo da Attacchi di Panico (DAP).

Ciao
Francesco
Gianfranco 15 Feb 2017 12:57
On Tue, 14 Feb 2017 12:02:36 -0800 (PST), giannimorlacchi@gmail.com wrote:

Ciao,

> Grazie Giancarlo.

Gianfranco. :-D

> Ma che intendi per "controllo"?
> Esiste un panicometro?

Ti hanno gia' risposto ma intervengo anche per scusarmi della scarsa
chiarezza nel post precedente. Intendevo appunto una visita da uno
specialista psichiatra che conosce molto bene, essendo un disturbo
frequentissimo, gli attacchi di panico e puo' valutare se i tuoi
possono rientrare in questa categoria e proporti una adeguata terapia
farmacologica e/o psicoterapia.

Se tutti gli esami che fai risultano negativi si tratta di una
ipotesi da non scartare e quasi sicuramente te la proporranno anche gli
specialisti che gia' ti seguono. Non e' niente di grave se preso in
tempo e trattato adeguatamente, puo' diventare molto invalidante (nel
senso della qualita' di vita) se trascurato o non riconosciuto.

Un saluto,

--
Gianfranco Bertozzi
Jamie 15 Feb 2017 16:03
On 15/02/2017 12:57, Gianfranco wrote:

> Ti hanno gia' risposto ma intervengo anche per scusarmi della scarsa
> chiarezza nel post precedente. Intendevo appunto una visita da uno
> specialista psichiatra che conosce molto bene, essendo un disturbo
> frequentissimo, gli attacchi di panico e puo' valutare se i tuoi
> possono rientrare in questa categoria e proporti una adeguata terapia
> farmacologica e/o psicoterapia.
>
> Se tutti gli esami che fai risultano negativi si tratta di una
> ipotesi da non scartare e quasi sicuramente te la proporranno anche gli
> specialisti che gia' ti seguono. Non e' niente di grave se preso in
> tempo e trattato adeguatamente, puo' diventare molto invalidante (nel
> senso della qualita' di vita) se trascurato o non riconosciuto.


Ma come si curano gli attacchi di panico? Restando sotto psicofarmaci
tutta la vita?
E' una cosa che mi incuriosisce molto.
giannimorlacchi@gmail.com 16 Feb 2017 12:33
> Si è un interessante strumento di forma antropomorfa con, almeno, una laurea
in medicina ed una specializzazione in psichiatria: si chiama Psichiatra.
>

Spero che il termine "antropomorfo" indichi un insieme che contenga anche
strutture ginomorfe.
Nel caso, preferirei approcciare uno strumento di questo ultimo tipo.
Il titolo accademico ha la sua importanza, ma confesso che sono attratto da
altri attributi, per così dire, a più alta temperatura emotiva.

Tali dispositivi medici sono considerati, nel contrasto agli stati di ansia, di
stress, etc?
Gianfranco 16 Feb 2017 14:58
On Wed, 15 Feb 2017 16:03:36 +0100, Jamie wrote:

Ciao,


> Ma come si curano gli attacchi di panico? Restando sotto psicofarmaci
> tutta la vita?
> E' una cosa che mi incuriosisce molto.

La terapia psicofarmacologica in caso di DAP (Disturbo da Attacchi
di Panico, come tradizionalmente e' noto) e' spesso molto efficace e
talvolta risolutiva, anche se e' consigliabile in diversi casi farla
affiancare da una psicoterapia che puo' aiutare anche in maniera
importante.

Di norma, dopo il periodo di attacco (un mese, un mese e mezzo)
con farmaci specifici (antidepressivi, inizialmente "aiutati" da un
ansiolitico che poi verra' tolto), il paziente inizia a star bene e
spesso ha una risoluzione completa dei sintomi. Scompaiono gli attacchi,
si risolve o si riduce molto la paura di frequentare determinati posti
(se c'e') e a quel punto si passa nella fase di mantenimento, a dosaggi
di norma costanti, durante la quale il paziente re-impara a vivere
normalmente e che puo' durare qualche mese. Se va tutto bene, dopo il
periodo di mantenimento si puo' senz'altro iniziare uno scalaggio lento
fino alla sospensione completa del farmaco.

Il disturbo puo' a questo punto scomparire definitivamente, sia per
l'effetto del farmaco che per aspetti psicologici, oppure puo' tornare
a distanza di tempo, mesi o piu' spesso anni. In questi casi bisogna
riprendere i farmaci, prolungando la fase di mantenimento e lavorando
maggiormente sulla psicoterapia. Se poi ad ulteriori tentativi il
disturbo dovesse permanere, considerato che i farmaci antidepressivi
non danno particolari problemi si puo' anche considerare una terapia
cronica, un po' come nel caso di altre patologie (ipertensione,
diabete...), senza alcun problema particolare per il paziente.

Questa una brevissima sintesi, sperando di non aver detto bischerate
e di essere stato chiaro. Se serve altro, per quel che posso ci sono.

Un saluto, :-)

--
Gianfranco Bertozzi
Jamie 16 Feb 2017 18:09
On 16/02/2017 14:58, Gianfranco wrote:

> Questa una brevissima sintesi, sperando di non aver detto bischerate
> e di essere stato chiaro. Se serve altro, per quel che posso ci sono.
>
> Un saluto, :-)
>

Ti ringrazio per l'esauriente spiegazione. Ho fatto queste domande
perché mia madre è in cura con ansiolitici (benzodiazepine) e
antidepressivi (serotonina) da moltissimi anni ormai, in passato
soffriva di attacchi di panico anche importanti.
Non riesce a fare a meno dell'ansiolitico (lo prende per dormire, dice
lei) nonostante le mie opposizioni, mentre invece dimentica facilmente
l'antidepressivo, e basta che lo dimentichi per 2 giorni che io me ne
accorgo subito, perché il cambiamento umorale (e non solo!) è evidente.
Io vorrei che provasse ad abbandonare le benzodiazepine perché so che
hanno tanti effetti nocivi, ma non vuole sentirne nemmeno parlare... ho
pensato anche all'idea di un placebo perché con lei conta moltissimo
l'aspetto psicologico della cosa, ma non saprei dove reperire le
pasticche finte ma identiche all'originale...
Purtroppo, nonostante le terapie, comunque mia madre è una persona piena
di paure assurde e vive abbastanza male.
didivu@alice.it 17 Feb 2017 14:30
Il giorno giovedì 16 febbraio 2017 19:40:02 UTC+1, Jamie ha scritto:
> On 16/02/2017 14:58, Gianfranco wrote:
>
>> Questa una brevissima sintesi, sperando di non aver detto bischerate
>> e di essere stato chiaro. Se serve altro, per quel che posso ci sono.
>>
>> Un saluto, :-)
>>
>
> Ti ringrazio per l'esauriente spiegazione. Ho fatto queste domande
> perché mia madre è in cura con ansiolitici (benzodiazepine) e
> antidepressivi (serotonina) da moltissimi anni ormai, in passato
> soffriva di attacchi di panico anche importanti.
> Non riesce a fare a meno dell'ansiolitico (lo prende per dormire, dice
> lei) nonostante le mie opposizioni, mentre invece dimentica facilmente
> l'antidepressivo, e basta che lo dimentichi per 2 giorni che io me ne
> accorgo subito, perché il cambiamento umorale (e non solo!) è evidente.
> Io vorrei che provasse ad abbandonare le benzodiazepine perché so che
> hanno tanti effetti nocivi, ma non vuole sentirne nemmeno parlare... ho
> pensato anche all'idea di un placebo perché con lei conta moltissimo
> l'aspetto psicologico della cosa, ma non saprei dove reperire le
> pasticche finte ma identiche all'originale...

Tua madre è malata: se avesse il diabete ( e l'insulina non è priva di
contro-indicazioni, anzi) cercheresti di somministrarle un placebo?

> Purtroppo, nonostante le terapie, comunque mia madre è una persona piena
> di paure assurde e vive abbastanza male.

Ma va'!?!

E come mai?


Perché è masochista e vuole farsi del male, perché è sadica e vi vuole
rompere i cosiddetti o perché è semplicemente malata?

Quando e se i "normali" impareranno a considerare malattie anche le sofferenze
psichiche, sarà sempre TROPPO tardi.

DDV
Jamie 18 Feb 2017 14:34
On 17/02/2017 14:30, didivu@alice.it wrote:

> Tua madre è malata: se avesse il diabete ( e l'insulina non è priva di
contro-indicazioni, anzi) cercheresti di somministrarle un placebo?
> Ma va'!?!
> E come mai?
> Perché è masochista e vuole farsi del male, perché è sadica e vi vuole
rompere i cosiddetti o perché è semplicemente malata?
> Quando e se i "normali" impareranno a considerare malattie anche le sofferenze
psichiche, sarà sempre TROPPO tardi.


Non capisco cosa ti dia la certezza che io stia sottovalutando o
sottodimensionando il problema di mia madre, questo messaggio grondande
sarcasmo e giudizio potevi tranquillamente risparmiartelo, visto che non
mi conosci e non conosci la mia situazione.
Detto ciò, ho un'amica che è una bravissima psicologa anche se purtroppo
viviamo lontane ed è stata lei a mettermi in guardia dalle
benzodiazepine e questo è l'unico motivo per il quale vorrei che mia
madre riuscisse a sospenderle, tra l'altro il tuo commento mostra anche
una certa ignoranza perché si tratta di molecole generalmente
consigliate solo per trattamenti di breve periodo e non certo come
terapia vita natural durante, infatti per quanto riguarda la serotonina
sono la prima io a dirle che deve prenderla SEMPRE.
Gianfranco 18 Feb 2017 15:42
On Thu, 16 Feb 2017 18:09:48 +0100, Jamie wrote:

Ciao,


> Ti ringrazio per l'esauriente spiegazione. Ho fatto queste domande
> perché mia madre è in cura con ansiolitici (benzodiazepine) e
> antidepressivi (serotonina) da moltissimi anni ormai, in passato
> soffriva di attacchi di panico anche importanti.

Terapia molto diffusa, in effetti. Serotoninergico e BDZ vengono
spesso associati.

Il problema delle BDZ e' che danno dipendenza, per cui toglierle
all'improvviso (inserendo come dici un placebo, magari di nascosto)
provocherebbe una astinenza assai disturbante e un quasi sicuro
peggioramento dei sintomi, per cui te lo sconsiglio vivamente. La cosa
migliore sarebbe consultare uno specialista che le prepari uno scalaggio
mooolto moderato (piu' e' "vecchia" la dipendenza, piu' piano conviene
scalare) in modo da non crearle problemi. Purtroppo, siccome questi
farmaci fanno effetto poco dopo l'assunzione, il paziente li associa
al benessere non capendo che invece e' l'antidepressivo il farmaco
importante, e fa resistenza quando si propone lo scalaggio.

Se poi tua madre non sta ancora bene, un nuovo controllo specialistico
sarebbe consigliabile, in questo modo potreste anche trovare il modo
di farle perdere questo attaccamento all'ansiolitico che e' tipico di
questi pazienti. :-)


Un saluto,


--
Gianfranco Bertozzi
didivu@alice.it 19 Feb 2017 09:22
Il giorno sabato 18 febbraio 2017 15:15:02 UTC+1, Jamie ha scritto:

> Non capisco cosa ti dia la certezza che io stia sottovalutando o
> sottodimensionando il problema di mia madre, questo messaggio grondande
> sarcasmo e giudizio potevi tranquillamente risparmiartelo, visto che non
> mi conosci e non conosci la mia situazione.

Non era nelle mie intenzioni "grondare" alcunché, perché ho sofferto di crisi
d'ansia e di panico.

> Detto ciò, ho un'amica che è una bravissima psicologa anche se purtroppo
> viviamo lontane ed è stata lei a mettermi in guardia dalle
> benzodiazepine e questo è l'unico motivo per il quale vorrei che mia
> madre riuscisse a sospenderle, tra l'altro il tuo commento mostra anche
> una certa ignoranza perché si tratta di molecole generalmente
> consigliate solo per trattamenti di breve periodo e non certo come
> terapia vita natural durante, infatti per quanto riguarda la serotonina
> sono la prima io a dirle che deve prenderla SEMPRE.

Purtroppo per me, non sono molto ignorante sull'argomento, credimi.



Secondo me non ti resta altro che cercare di trascinare tua madre dallo
specialista e sperare che accetti la riduzione graduale del farmaco, che non si
può assolutamente interrompere bruscamente, salvo poi non doverlo riprendere,
quando i benefici (reali e presunti) del "parafulmine" saranno cessati.

DDV
Jamie 19 Feb 2017 15:18
On 18/02/2017 15:42, Gianfranco wrote:
> On Thu, 16 Feb 2017 18:09:48 +0100, Jamie wrote:
>
> Ciao,
>
>
>> Ti ringrazio per l'esauriente spiegazione. Ho fatto queste domande
>> perché mia madre è in cura con ansiolitici (benzodiazepine) e
>> antidepressivi (serotonina) da moltissimi anni ormai, in passato
>> soffriva di attacchi di panico anche importanti.
>
> Terapia molto diffusa, in effetti. Serotoninergico e BDZ vengono
> spesso associati.
>

Purtroppo mia madre ha anche altre patologie sulle quali, piuttosto
misteriosamente, gli stati d'ansia importanti agiscono da "fomentatori".
Mi riferisco a crisi ipertensive e diabete. Poiché negli anni ha avuto
diverse crisi ipertensive (nonostante la terapia coi betabloccanti, che
normalmente garantisce un ottimo controllo della pressione con anzi una
tendenza verso il basso) ha fatto un sacco di esami per capirne
l'origine ed alla fine non trovandone una causa organica è stato tutto
collegato all'ansia, sebbene queste crisi a volte si siano manifestate
anche in condizioni di assoluta "normalità", cioè in momenti in cui
apparentemente non aveva nessun motivo di essere in ansia. Capita anche
che quando dimentica il seropram per 2-3 giorni ne risenta anche la
glicemia, ovviamente al rialzo.

> Il problema delle BDZ e' che danno dipendenza, per cui toglierle
> all'improvviso (inserendo come dici un placebo, magari di nascosto)
> provocherebbe una astinenza assai disturbante e un quasi sicuro
> peggioramento dei sintomi, per cui te lo sconsiglio vivamente.

In realtà non ho mai pensato di toglierglieli all'improvviso, l'idea del
placebo era molto molto campata in aria. So che lei prende un dosaggio
già abbastanza basso, se non erro 1 mg, come si fa a fare una riduzione
di una dose già così bassa?

La cosa
> migliore sarebbe consultare uno specialista che le prepari uno scalaggio
> mooolto moderato (piu' e' "vecchia" la dipendenza, piu' piano conviene
> scalare) in modo da non crearle problemi. Purtroppo, siccome questi
> farmaci fanno effetto poco dopo l'assunzione, il paziente li associa
> al benessere non capendo che invece e' l'antidepressivo il farmaco
> importante, e fa resistenza quando si propone lo scalaggio.

Infatti come dicevo mia madre non ha nessun problema a non prendere
l'antidepressivo...perché probabilmente teme molto di più le crisi di
panico che un generale abbassamento del tono dell'umore.

> Se poi tua madre non sta ancora bene, un nuovo controllo specialistico
> sarebbe consigliabile, in questo modo potreste anche trovare il modo
> di farle perdere questo attaccamento all'ansiolitico che e' tipico di
> questi pazienti. :-)

Devo dirti la verità è anche molto difficile convincerla a fare di
questi controlli...non credo nemmeno che sia mai stata da uno
psichiatra, a dirla tutta. So per certo che per un po' è andata da una
psicologa ma non mi risulta che abbia tratto un qualche giovamento dalla
cosa, poi lei stessa ci credeva molto poco, "mi fa solo chiacchierare",
quindi le premesse non erano buone.
Grazie ancora :)
didivu@alice.it 20 Feb 2017 08:51
Il giorno domenica 19 febbraio 2017 17:30:02 UTC+1, Jamie ha scritto:

> Purtroppo mia madre ha anche altre patologie sulle quali, piuttosto
> misteriosamente, gli stati d'ansia importanti agiscono da "fomentatori".
> Mi riferisco a crisi ipertensive e diabete. Poiché negli anni ha avuto
> diverse crisi ipertensive (nonostante la terapia coi betabloccanti, che
> normalmente garantisce un ottimo controllo della pressione con anzi una
> tendenza verso il basso) ha fatto un sacco di esami per capirne
> l'origine ed alla fine non trovandone una causa organica è stato tutto
> collegato all'ansia, sebbene queste crisi a volte si siano manifestate
> anche in condizioni di assoluta "normalità", cioè in momenti in cui
> apparentemente non aveva nessun motivo di essere in ansia. Capita anche
> che quando dimentica il seropram per 2-3 giorni ne risenta anche la
> glicemia, ovviamente al rialzo.

Guarda che è piuttosto normale: succedeva lo stesso anche a me.


Nel momento in cui mi veniva la crisi di panico, che si manifestava
all'improvviso, anche, anzi, soprattutto in momenti di calma apparente, con una
sensazione di compressione molto forte all'interno della testa, anche la
pressione sanguigna saliva moltissimo, nonostante la terapia con i
betabloccanti.


Il motivo per cui viene una crisi d'ansia è silente e spesso non c'è un motivo
apparente di essere in ansia, anzi ti prende all'improvviso proprio quando sei
più tranquillo.

> Devo dirti la verità è anche molto difficile convincerla a fare di
> questi controlli...non credo nemmeno che sia mai stata da uno
> psichiatra, a dirla tutta. So per certo che per un po' è andata da una
> psicologa ma non mi risulta che abbia tratto un qualche giovamento dalla
> cosa, poi lei stessa ci credeva molto poco, "mi fa solo chiacchierare",
> quindi le premesse non erano buone.


Infatti, se non ci si crede e non si è disposti a collaborare per trovare le
cause del proprio disagio è inutile andarci, però se pensi che non sia mai
stata da uno psichiatra, chi le ha dato la terapia che sta seguendo?
La psicologa non può.

DDV
Gianfranco 20 Feb 2017 11:04
On Sun, 19 Feb 2017 15:18:28 +0100, Jamie wrote:

Ciao,


> Purtroppo mia madre ha anche altre patologie sulle quali, piuttosto
> misteriosamente, gli stati d'ansia importanti agiscono da "fomentatori".

Misteriosamente mica tanto. ;-)

L'ansia, specialmente quella acuta degli attacchi di panico, ha un
effetto generale che puo' ben alterare la pressione arteriosa, la
glicemia e altri parametri. Chiaramente l'effetto e' massimo durante le
crisi ma niente vieta che uno stato continuo di tensione possa agire
negativamente su di un organismo magari gia' predisposto.


> collegato all'ansia, sebbene queste crisi a volte si siano manifestate
> anche in condizioni di assoluta "normalità", cioè in momenti in cui

Anche questo non e' strano, anzi. Il piu' delle volte la crisi d'ansia
si scatena inaspettata in condizioni di completo rilassamento, e il
rilassamento profondo pare proprio avere un effetto scatenante. Non e'
raro che chi soffre di attacchi di panico sappia reagire in maniera
molto valida a situazioni stressanti, per poi avere una crisi quando
tutto e' passato e ci si puo' rilassare.


> apparentemente non aveva nessun motivo di essere in ansia. Capita anche
> che quando dimentica il seropram per 2-3 giorni ne risenta anche la
> glicemia, ovviamente al rialzo.

Il seropram non andrebbe dimenticato... :-D


> In realtà non ho mai pensato di toglierglieli all'improvviso, l'idea del
> placebo era molto molto campata in aria. So che lei prende un dosaggio
> già abbastanza basso, se non erro 1 mg, come si fa a fare una riduzione
> di una dose già così bassa?

Dipende molto dalle caratteristiche individuali. Un mg non e' molto e
uno potrebbe anche provare a diminuire "per quarti di compressa" se non
addirittura di mezza, pero' se la paziente e' molto sensibile occorre
comunque uno scalaggio attento, magari introducendo la stessa dose in
gocce e poi scalando le gocce, cosa ovviamente piu' facile e graduabile
che spezzare la compressa. La cosa importante e' mantenere gli scalini
lunghi, nel senso di lasciar passare diversi giorni tra uno scalaggio
e l'altro per dar modo ai recettori di adattarsi, aumentando le pause
man mano che si arriva alla fine (o diminuendo il numero di gocce da
scalare) perche' lo scalaggio in percentuale diviene piu' importante (10
gocce su cento sono molto diverse da 10 gocce su 20 ;-p ).


> Infatti come dicevo mia madre non ha nessun problema a non prendere
> l'antidepressivo...perché probabilmente teme molto di più le crisi di
> panico che un generale abbassamento del tono dell'umore.

L'antidepressivo dovrebbe agire su entrambi i fronti.


> Devo dirti la verità è anche molto difficile convincerla a fare di
> questi controlli...non credo nemmeno che sia mai stata da uno
> psichiatra, a dirla tutta. So per certo che per un po' è andata da una
> psicologa ma non mi risulta che abbia tratto un qualche giovamento dalla
> cosa, poi lei stessa ci credeva molto poco, "mi fa solo chiacchierare",
> quindi le premesse non erano buone.

Immagino quindi che l'antidepressivo sia stato prescritto da altro
specialista o dal medico curante. Io proverei a portarla da uno
psichiatra, magari si puo' aggiustare ulteriormente la terapia per
ottenere un ulteriore miglioramento e programmare uno scalaggio della
benzodiazepina. Se poi non lo dovesse accettare, un milligrammo al
giorno non sono una dose preoccupante, c'e' chi fa ben di peggio. ;-)



> Grazie ancora :)

Non c'e' di che. :-D

Un saluto,


--
Gianfranco Bertozzi
Jamie 21 Feb 2017 17:29
On 20/02/2017 08:51, didivu@alice.it wrote:

> Guarda che è piuttosto normale: succedeva lo stesso anche a me.
> Nel momento in cui mi veniva la crisi di panico, che si manifestava
all'improvviso, anche, anzi, soprattutto in momenti di calma apparente, con una
sensazione di compressione molto forte all'interno della testa, anche la
pressione sanguigna saliva moltissimo, nonostante la terapia con i
betabloccanti.

Anche lei riferisce spesso questa cosa della testa, non l'ha chiamata
proprio senso di compressione ma comunque qualcosa del genere. A quanto
ti è salita la pressione? A lei è arrivata anche a 190 la massima.

> Il motivo per cui viene una crisi d'ansia è silente e spesso non c'è un
motivo apparente di essere in ansia, anzi ti prende all'improvviso proprio
quando sei più tranquillo.

Fatto per me del tutto inspiegabile...ma a quanto pare dev'essere così
visto che

> Infatti, se non ci si crede e non si è disposti a collaborare per trovare le
cause del proprio disagio è inutile andarci, però se pensi che non sia mai
stata da uno psichiatra, chi le ha dato la terapia che sta seguendo?
> La psicologa non può.

C'è stato un periodo che è stata in una clinica per accertamenti,
potrebbero averglieli prescritti lì, ma non ne sono sicura, è successo
molti anni fa.
Devo chiederglielo. Il medico di base non li può prescrivere?
Jamie 21 Feb 2017 17:38
On 20/02/2017 11:04, Gianfranco wrote:

> Misteriosamente mica tanto. ;-)

ok, misteriosamente per me allora :)

> L'ansia, specialmente quella acuta degli attacchi di panico, ha un
> effetto generale che puo' ben alterare la pressione arteriosa, la
> glicemia e altri parametri. Chiaramente l'effetto e' massimo durante le
> crisi ma niente vieta che uno stato continuo di tensione possa agire
> negativamente su di un organismo magari gia' predisposto.
>

Ma è possibile che non si riesca a capire da cosa sono generate queste
crisi? E' un fatto biochimico, quindi? Qualche recettore che va in tilt?
Non sono stati fatti studi in proposito?

>> collegato all'ansia, sebbene queste crisi a volte si siano manifestate
>> anche in condizioni di assoluta "normalità", cioè in momenti in cui
>
> Anche questo non e' strano, anzi. Il piu' delle volte la crisi d'ansia
> si scatena inaspettata in condizioni di completo rilassamento, e il
> rilassamento profondo pare proprio avere un effetto scatenante.

Mia mamma le ultime volte che ha avuto queste crisi era davanti la tv a
guardare dei programmi tranquillissimi, in effetti.

Non e'
> raro che chi soffre di attacchi di panico sappia reagire in maniera
> molto valida a situazioni stressanti, per poi avere una crisi quando
> tutto e' passato e ci si puo' rilassare.

E' davvero bizzarro! Forse il subconscio lavora ingigantendo le
esperienze ansiogene passate...chissà.

> Il seropram non andrebbe dimenticato... :-D

E' quello che le dico sempre! E ti dico che a volte si arrabbia anche,
facendo del vittimismo, perché dice cose del tipo: allora a voi non
piace la vera me...perché secondo lei la "vera sé" è quella senza
farmaci, a quanto pare. E' come se non sopportasse di dover dipendere da
quelle pastiglie per avere una parvenza di vita normale. Non posso
neanche biasimarla più di tanto...sono cose difficili da accettare.

> Immagino quindi che l'antidepressivo sia stato prescritto da altro
> specialista o dal medico curante. Io proverei a portarla da uno
> psichiatra, magari si puo' aggiustare ulteriormente la terapia per
> ottenere un ulteriore miglioramento e programmare uno scalaggio della
> benzodiazepina. Se poi non lo dovesse accettare, un milligrammo al
> giorno non sono una dose preoccupante, c'e' chi fa ben di peggio. ;-)

Proverò a convincerla...

Grazie e buona serata.
didivu@alice.it 21 Feb 2017 21:54
Il giorno martedì 21 febbraio 2017 21:10:01 UTC+1, Jamie ha scritto:

> Anche lei riferisce spesso questa cosa della testa, non l'ha chiamata
> proprio senso di compressione ma comunque qualcosa del genere. A quanto
> ti è salita la pressione? A lei è arrivata anche a 190 la massima.


E' come ci fosse una morsa che ti stringe la testa dall'interno; io mi rendevo
conto della pressione alta, perché sentivo ronzare le orecchie, nonostante
dicano, che la stessa non dia sintomi...
La minima, con pastiglia a 110...


>> Il motivo per cui viene una crisi d'ansia è silente e spesso non c'è un
motivo apparente di essere in ansia, anzi ti prende all'improvviso proprio
quando sei più tranquillo.

> Fatto per me del tutto inspiegabile...ma a quanto pare dev'essere così
> visto che

Vedi, è quel che ti dicevo...

Mentre un "sano" riesce ad immedesimarsi in un problema fisico, di fronte ad un
disagio psichico è, nonostante le migliori intenzioni, totalmente impreparato.


>> Infatti, se non ci si crede e non si è disposti a collaborare per trovare
le cause del proprio disagio è inutile andarci, però se pensi che non sia mai
stata da uno psichiatra, chi le ha dato la terapia che sta seguendo?
>> La psicologa non può.

> C'è stato un periodo che è stata in una clinica per accertamenti,
> potrebbero averglieli prescritti lì, ma non ne sono sicura, è successo
> molti anni fa.
> Devo chiederglielo. Il medico di base non li può prescrivere?

Penso di sì, ma dubito si prenda la responsabilità di intervenire in un campo
che richiede una preparazione altamente specifica.

DDV
giannimorlacchi@gmail.com 22 Feb 2017 19:12
Ripropongo la mia sintomatologia, espressa nel promo post.
Mi riesce difficile definire le mie crisi "attacchi di ansia".


E vero che i movimenti dell'inconscio sono, per definizione, inconoscibili, ma
la mia visione di me stesso è quella di un uomo generalmente razionale, in pace
con se stesso (qualunque cosa questa frase possa significare), dotato di
relazioni affettive soddisfacenti. Considero le avversità della vita come banco
prova del carattere, e, in fondo, tengo la giusta distanza dalle cose e esprimo
una tranquillizzante dose di ironia.


E' davvero possibile che l'ansia, in una forma così estrema da indurre
sensibili alterazioni fisiche, si manifesti in modo così poco identificabile?

Non dovrebbe, piuttosto, inserirsi in un quadro di vulnerabilità e di debolezza
psichica ( anche qui: se le due parole significano qualcosa ) che non ravviso in
me stesso?

Grazie
didivu@alice.it 23 Feb 2017 08:44
Il giorno mercoledì 22 febbraio 2017 20:20:02 UTC+1, giannim...@gmail.com ha
scritto:
> Ripropongo la mia sintomatologia, espressa nel promo post.
> Mi riesce difficile definire le mie crisi "attacchi di ansia".
>
>


> E vero che i movimenti dell'inconscio sono, per definizione, inconoscibili, ma
la mia visione di me stesso è quella di un uomo generalmente razionale, in pace
con se stesso (qualunque cosa questa frase possa significare), dotato di
relazioni affettive soddisfacenti. Considero le avversità della vita come banco
prova del carattere, e, in fondo, tengo la giusta distanza dalle cose e esprimo
una tranquillizzante dose di ironia.
>
>

> E' davvero possibile che l'ansia, in una forma così estrema da indurre
sensibili alterazioni fisiche, si manifesti in modo così poco identificabile?
>

> Non dovrebbe, piuttosto, inserirsi in un quadro di vulnerabilità e di
>debolezza psichica ( anche qui: se le due parole significano qualcosa ) che
>non ravviso in me stesso?

La butto lì, da paziente e non certo da medico.

Da quanto sei in cura per l'ipertrofia prostatica?


Che ne sai tu, se, in mezzo al tuo equilibrio, inconsciamente il fatto di aver
sessant'annni e di aver il primo acciacchetto dovuto all'età, non ti abbia
creato uno squilibrio di cui non ti rendi conto?


Prima che mi venissero le crisi di panico, dovute alla separazione, non mi
sentivo né vulnerabile, né psicologicamente debole, tanto per farti un
esempio, anzi... forse è stato proprio per quello, che gli effetti sono stati
particolarmente significativi.

Poi, spetta naturalmente allo specialista appurare, se le tue siano crisi
d'ansia o no.

DDV
Gianfranco 23 Feb 2017 18:47
On Wed, 22 Feb 2017 10:12:58 -0800 (PST), giannimorlacchi@gmail.com wrote:

Ciao,


> Ripropongo la mia sintomatologia, espressa nel promo post. Mi riesce
> difficile definire le mie crisi "attacchi di ansia".

Puo' darsi benissimo che non lo siano, per carita'. Qui si parla, non
si fanno diagnosi. :-p


> E vero che i movimenti dell'inconscio sono, per definizione,
> inconoscibili, ma la mia visione di me stesso è quella di un uomo
> generalmente razionale, in pace con se stesso (qualunque cosa questa

Gli attacchi di panico (continuo a parlare) non hanno alcuna relazione
con la "solidita' psichica" della persona, sono semplicemente segnali di
allarme che scattano piu' o meno casualmente, spesso senza relazione con
la situazione vitale dell'individuo, su base verosimilmente genetica.
Puoi essere la persona piu' matura del mondo e avere gli attacchi,
insomma. Se fosse questo il tuo caso, saresti in buona compagnia.


> Non dovrebbe, piuttosto, inserirsi in un quadro di vulnerabilità e di
> debolezza psichica ( anche qui: se le due parole significano qualcosa
> ) che non ravviso in me stesso?

Come detto prima, assolutamente no. Fai finta di avere il sistema
antifurto dell'auto mal tarato, la tua automobile puo' essere la piu'
solida e affidabile del mondo ma suonera' lo stesso ad ogni soffio di
vento... :-)

[esempio per capire, in realta' non del tutto paragonabile]


Io, poi, sono molto concreto: se uno ha una gamba rotta gli curo la
gamba, non mi preoccupo se se l'e' rotta camminando male o perche'
qualcuno, per sbaglio, lo ha investito. Sono problemi che si pongono
dopo, non prima.

Un saluto,


--
Gianfranco Bertozzi
Gianfranco 23 Feb 2017 18:47
On Tue, 21 Feb 2017 17:38:15 +0100, Jamie wrote:

Ciao,


> ok, misteriosamente per me allora :)

:-D



> Ma è possibile che non si riesca a capire da cosa sono generate queste
> crisi? E' un fatto biochimico, quindi? Qualche recettore che va in tilt?
> Non sono stati fatti studi in proposito?

Direi che biochimico (nel senso di neurotrasmettitori) lo e'
senz'altro, poi capire cosa possa scatenare il malfunzionamento e' piu'
difficile. La componente genetica e' importante, si parla proprio di
familiarita'. Di solito chi soffre di panico e si trova bene poi ti
porta la sorella, il cugino, la zia... ;-)


> Mia mamma le ultime volte che ha avuto queste crisi era davanti la tv a
> guardare dei programmi tranquillissimi, in effetti.

Ecco. :-)



> E' quello che le dico sempre! E ti dico che a volte si arrabbia anche,
> facendo del vittimismo, perché dice cose del tipo: allora a voi non
> piace la vera me...perché secondo lei la "vera sé" è quella senza

Se a lei piace star male (perche' col panico si sta male), direi che
la "vera se'" ha bisogno di esser curata... ;-)


> neanche biasimarla più di tanto...sono cose difficili da accettare.

Purtroppo nella cultura generale noi siamo ancora quelli che "curano i
matti". :-/


Un saluto molto svelto,

--
Gianfranco Bertozzi

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